Federico De Florian, classe 1921, è uno dei grandi dello sci nordico, è uno dei pionieri che ha lasciato profondamente il segno nella storia del fondo italiano.

Sedici titoli nazionali,la partecipazione a ben tre olimpiadi e a due campionati del mondo fra il 1952 e il 1960, numerosi successi al di qua e al di là delle Alpi sono le perle di una carriera sportiva bloccata, come per tanti altri campioni, dalla guerra negli anni della piena maturazione fisica.

Dal sogno alla realtà, dall’iscrizione nell’inverno 1947-48 alla società «Neve e Ghiaccio» di Trento alle prime gare contro gli agguerritissimi finanzieri, contro una squadra che aveva già a quel tempo allenatori. A uno come lui, che si allenava vincendo, avrebbero fatto ponti d’oro per entrare nelle «Fiamme Gialle» ma Federico De Florian preferì successivamente correre per la bandiera di casa, per l’Unione Sportiva Cauriol. Un corpo militare offre indubbi vantaggi a un atleta ma come non capire i problemi di un uomo che aveva vestito la divisa per cinque anni e che avrebbe dovuto nuovamente arruolarsi?

Nele e Romano Zorzi e Giuseppe Trotter avevano fondato sulle ceneri dello sci club Ziano l’U.S. Cauriol per ridare vita sportiva a un paese annichilito dagli eventi bellici: qualche corsa in montagna d’estate, un po’ di pallone e di bicicletta, ma a Ziano lo sport più popolare riteneva il fondo. Si discuteva in agosto, si gareggiava da dicembre a marzo.

De Florian in allenamento con nuovi ski rollLa grande delusione arrivò prima delle Olimpiadi invernali del 1948, la prima grande festa dello sport mondiale destinata a cancellare nella neutrale Svizzera, nella pretenziosa Saint Moritz, le terrificanti immagini di una guerra finita da nemmeno tre anni. Sportivamente parlando era il primo confronto con i mostri del nord dopo le «olimpiadi hitleriane» del ‘36 a Garmisch. Furono convocati tutti i principali protagonisti delle gare di fondo, i tre fratelli Compagnoni, Confortola, Chiocchetti, Sommariva, Perruchon e Rizzieri Rodeghiero, ma il portacolori dell’unione
sportiva Cauriol si vide sbattere la porta in faccia.

Ma nella sua prima gara internazionale sui 18 chilometri, nel Nastro Bianco di Saint Moritz, Federico De Florian cantò vittoria «una vittoria di rabbia».

I cinque minuti di distacco inflitti agli altri azzurri non bastavano a saldare il conto in sospeso. Fisico secco e asciutto, braccia e gambe di acciaio, l’ostinata ricerca di uno stile più efficace sul piano tecnico. Subito dopo un’altra gara internazionale in Austria a Zell am See sotto una tempesta di neve. Nemmeno le raffiche di vento avevano bloccato il campione trentino: la sete di rivincita era la sua «droga». Con le prime vittorie arrivarono anche materiali più dignitosi, un paio di sci svedesi «Tobo», il regalo di un cugino, non un regalo della federazione.

Ai campionati italiani a Cortina d’Ampezzo del ‘49 si correva sulla distanza di 18 chilometri. E sui 18 chilometri, sci nuovi ai piedi, vince il suo primo titolo tricolore. Poi arrivò Vincenzo Perruchon di Cogne, quindi gli altri azzurri che dodici mesi prima erano andati alle Olimpiadi.

Dopo i successi di Saint Moritz, Zell am See e Cortina nessuno poteva negare a «Federico il Grande» il passaporto per la squadra azzurra. Cambiarono i ritmi di vita dagli allenamenti all’alimentazione, si correva nei prati e nei boschi, si faceva ginnastica, si potenziavano le braccia tirando gli elastici, a colazione c’erano burro e marmellata e non solo caffelatte, a mezzogiorno o sera quasi sempre la bistecca.

Le prime Olimpiadi per lui furono quelle di Oslo nel ‘52,. A Holmenkollen il primo fu naturalmente un norvegese, Brenden, ma nella staffetta i finlandesi si presero la rivincita. De Florian arrivò fra primi venti nella gara individuale, sesto in staffetta. Con lui c’erano Delladio, Anderlini e Perruchon. Quattro anni dopo a Cortina andò un po’ meglio: tredicesimo nella 30 chilometri superando la medaglia d’oro di Oslo, Brenden. Quinto in staffetta.

Ci fu una terza olimpiade nella vita sportiva di De Florian, l’olimpiade americana di Squaw Valley, il suo primo e ultimo viaggio negli Stati Uniti: sedicesimo nella 50 km, escluso dalla staffetta il campione di Ziano, già alla soglia dei quarant’anni, fu accolto trionfalmente a San Francisco dall’associazione Trentini nel Mondo. Trovò gente di Cavalese, di Tesero e di Predazzo che avevano lasciato la Val di Fiemme nel primo Novecento, gente che aveva fatto fortuna senza sci, senza gare e senza medaglie.

Coppe, targhe e medaglie sono esposte nel soggiorno della casa di Ziano. Fra quelle medaglie ne manca una, forse la più bella. Era il 1953, l’anno dei trionfi ciclistici di Fausto Coppi, quinto giro d’Italia e campionato del mondo,.le pagine sportive dedicarono poche righe al successo di Federico De Florian alla classica coppa Kurikkala a Les Rousses in Francia. In una giornata di grazia aveva battuto anche i finlandesi ma dopo la gara sparì misteriosamente la medaglia della vittoria passata da una mano all’altra e così, Federico il Grande, dovette.tornare a casa vincitore senza il premio della vittoria.

De Florian durante una garaNell’album dei ricordi ci sono tanti altri successi: sempre nel ‘53, nell’anno della Kurikkala, Federico De Florian fu il dominatore dei campionati italiani. Era stata abolita la diciotto chilometri. Nella prima15 km degli assoluti la zampata
del vecchio leone di Ziano provocò vittime illustri: Ottavio Compagnoni e Arrigo Delladio. Oltre 56 minuti il tempo del vincitore, un ritmo di quasi quattro minuti il chilometro su un percorso durissimo. De Florian si impose nel ‘53 anche sulla distanza più lunga: confermò di essere il più forte fondista azzurro vincendo a ripetizione gli assoluti su tutte le distanze. Nella 50 chilometri era un diavolo imprendibile: sei titoli italiani fra il ‘53 e il ‘59.

Alla soglia dei quarant’anni Federico De Florian, ormai un senatore del fondo, trascinò al successo anche la staffetta dell’Unione Sportiva Cauriol insieme a Giuseppe Steiner e all’astro nascente di Ziano, Giulio De Florian, stesso cognome ma nessun vincolo di parentela. Due titoli assoluti in staffetta: furono gli ultimi per il vecchio De Florian e per la Cauriol che chiudeva il ciclo storico delle società «civili». Dal 1960 la gara di staffetta sarebbe diventata una sfida esclusivamente fra corpi militari.

Com’era il fondo italiano nel 1960 quando uscì dalla scena Federico De Florian? Stava nascendo una grande squadra, la squadra di Giulio De Florian, di Marcello De Dorigo, di Franco Nones, di Franco Manfroi e di Gianfranco Stella.

A Federico, istruttore federale di fondo, sarebbe sicuramente piaciuto restare nel giro azzurro, mettere al servizio di quei ragazzi l’esperienza di quindici anni di gare, collaborare (come succede nella squadra azzurra ai nostri giorni) con i tecnici del mitico nord. Ma Federico De Florian fu costretto a vivere l’amara vita dell’emigrante a quarant’anni suonati: lontano dalla
famiglia, lontano dalla sua Ziano, ad allenare la squadra spagnola di fondo, il terzo mondo dello sci nordico. In Italia non gli hanno mai riconosciuto il titolo di «maestro di sci di fondo»: tre olimpiadi, due mondiali, dieci anni di squadra azzurra, sedici titoli assoluti e tante altre vittorie non contano nulla, non dicono assolutamente nulla ai burocrati di casa nostra.

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