La tecnica dello sci di fondo ha sempre avuto come base alcuni gesti assolutamente naturali, infatti i primi sciatori non usavano il passo alternato e non scivolavano sulla neve come quelli di oggi, ma dovevano compiere un movimento simile a quello della camminata o di chi va in monopattino.
Quando, verso la fine del 1800, fu introdotto l’uso dei due bastoncini, il passo fondamentale diventò quello alternato.

Varianti a questo passo possono venire considerate altre due andature oggi poco usate, il Passo Triplo e il Passo Finlandese, nate dall’esigenza di non perdere la coordinazione in tratti in cui la pista presentava difficoltà nell’appoggio dei bastoncini, dovute a carenza nella battitura e nella tracciatura dei percorsi non essendoci, in quegli anni, i mezzi battipista di oggi.

Federico DeflorianL’evoluzione della tecnica è stata determinata soprattutto dal miglioramento della battitura delle piste, quale che sia la situazione atmosferica, dal miglioramento dei materiali (sci, scarpe attacco, bastoncini, tute, scioline) oltre che, naturalmente, delle nuove metodiche di allenamento che permettono di avere degli atleti sempre più preparati dal punto di vista psicofisico. Si è arrivati così ad un notevole aumento della frequenza nell’esecuzione dei vari passi fondamentali dello sci di fondo eliminando quelli in cui maggiori erano le pause tra una azione propulsiva e l’altra.
In pratica pur mantenendo i gesti con la necessaria ampiezza è aumentata la frequenza ottenendo un’andatura senz’altro meno coreografica che non in passato, ma più semplice, economica e quindi più efficace quale che sia il passo adoperato.

In questi ultimi anni il fondo è cambiato moltissimo e la rivoluzione che lo ha investito ha riguardato la preparazione fisica ma soprattutto l’aspetto tecnico, tanto che oggi accanto alla tecnica tradizionale, che vanta secoli di storia, abbiamo un’altra specialità: la cosiddetta tecnica libera o del pattinaggio. Vediamo di ricostruire la storia di questi ultimi decenni.

Lo sci di fondo è cambiato molto poco fino al 1974, anno dei campionati del mondo di Falun in Svezia. In questa occasione c’è stato l’avvento dei primi sci costruiti con materiale sintetico al posto del legno, che permettevano una velocità maggiore. Due anni dopo a Seefeld, durante le olimpiadi del 1976, l’Adidas presentò la scarpa con l’attacco che superava di poco la larghezza dello sci. La conseguenza fu minor attrito e più velocità, maggior importanza pertanto nell’uso delle braccia. Contemporaneamente miglioravano i mezzi battipista che diventavano sempre più perfezionati. Piste battute più larghe e levigate, sci più veloci, atleti più preparati fisicamente hanno fatto sì che la velocità di gara aumentasse in maniera consistente, tanto da rendere poco efficaci i passi tradizionali nelle parti pianeggianti dei percorsi.

Bill Koch durante l'esecuzione del passo "marathon step"Alcuni atleti hanno intuito prima degli altri la possibilità di adottare in questi tratti una nuova andatura che consiste nel coadiuvare la spinta delle braccia con il lavoro di una gamba effettuato posizionando uno sci obliquamente rispetto alla direzione di marcia per eseguire un passo come nel pattinaggio. Il finlandese Siitonen fu il primo e il più convinto sostenitore di questo passo, tanto che nei paesi di lingua tedesca viene chiamato “Siitonen Shritt” che significa passo Siitonen. Gli scandinavi, che hanno considerato questa andatura come un sacrilegio perpetrato contro le immutabili (secondo loro) leggi dello sci di fondo, lo hanno definito come Marathon step o passo del corridore di lunghe distanze. Certo che una cosa è sciare nelle gare popolari, un’altra cosa era la tecnica da adottare nelle gare di coppa del mondo, che per regolamento devono svilupparsi su percorsi molto ondulati e con pochissimi tratti pianeggianti. In questo campo il vero padre di questa tecnica è stato l’americano Bill Kock. Già alle Olimpiadi di Seefeld nel 1976 durante la gara di 30 Km, per un improvviso aumento della temperatura, quasi tutti gli atleti accusando problemi di “tenuta” nella parte finale della gara ricorsero al passo di pattinaggio. L’americano Kock, che più degli altri si era allenato su questa nuova tecnica arrivò secondo.

Solo dopo il 1980 però quasi tutti gli atleti iniziarono ad usare sistematicamente questa andatura. Naturalmente Bill Kock riuscì ad ottenere una medaglia di bronzo a Oslo nel 1982 ed a vincere addirittura la Coppa del mondo nel 1983. Quando però tutti ebbero il tempo di adeguarsi al nuovo modo di sciare, Kock perse il vantaggio che aveva ed ebbe difficoltà ad arrivare tra i primi venti nelle gare importanti.

Essendo, nel campo delle prove nordiche, le regole ben in mano agli scandinavi, ci fu subito un movimento tendente ad abolire o perlomeno a limitare l’uso di questa nuova andatura. Si arrivò così alla proibizione del pattinaggio negli ultimi 200 metri delle gare ed alle prime squalifiche. Famosa quella di Aunli (norvegese) che pattinò gli ultimi 200 m. nella 15 Km delle Olimpiadi di Sarajevo. Fin qui comunque il ruolo del nuovo modo di sciare era ancora marginale e gli atleti adoperavano sci sciolinati normalmente.

Fu nella primavera del 1984 dopo le Olimpiadi di Sarajevo durante alcune gare della Polar Cup effettuate in Scandinavia che alcuni atleti (Wassberg – Aunli – Swan – Braa) dominarono letteralmente le gare a cui presero parte usando sci preparati solo con paraffina di scorrimento ed adottando su tutto il percorso il passo di pattinaggio eseguito in diversi modi a seconda della pendenza dei tratti di pista. Nell’ambito di questo circuito di gare De Zolt partì per la prima volta senza sciolina di tenuta e gareggiò esclusivamente con i passi della nuova tecnica. Si trattava di una gara effettuata a Kemi nel nord della Finlandia alla fine di marzo del 1984 e della lunghezza di 10 Km. Il percorso era pianeggiante e gli unici passi adoperati furono la spinta di braccia ed il pattinaggio con una sola gamba (Marathon step). Per la cronaca vinse il norvegese Aunli davanti a Maurilio.

Maurilio De Zolt ai campionati mondiali di Seefeld del 1985L’anno successivo la tecnica libera, basata prevalentemente sul passo di pattinaggio, eseguito in diversi modi e senza dover ricorrere alla sciolina di tenuta, ha soppiantato completamente la tecnica classica il cui passo base è l’alternato. Ai campionati del Mondo di Seefeld 1985 tutti i primi 50 classificati in ogni gara hanno adottato esclusivamente la tecnica libera. Dopo Seefeld c’è stata una spaccatura tra i sostenitori della tecnica libera e quelli della tecnica classica. Come spesso succede, e dopo essere passati da una discussione all’altra, per accontentare un po’ tutti si è arrivati ad una soluzione di compromesso: al Congresso FIS di Vancouver infatti è stato stabilito di far disputare le gare di coppa del Mondo, Campionati del Mondo ed Olimpiadi, metà con la tecnica classica e metà con la tecnica libera.
Dopo anni dall’applicazione di questa regola e dopo che lo skating è entrato, di diritto, a far parte delle tecniche dello sci di fondo, si può osservare che mediamente i migliori atleti di una specialità sono risultati i migliori anche nell’altra, e che atleti alcuni forti nella tecnica classica non si sono dimostrati altrettanto forti in quella libera evidentemente per carenze tecniche. Forse proprio per questo motivo le varie squadre nazionali hanno sino ad ora evitato di creare atleti specializzati in una delle due discipline, anche se si effettuano allenamenti differenziati per le due specialità.

Infatti è consigliabile indirizzare uno sciatore, che voglia dedicarsi allo skating, anche verso una preparazione che comprenda l’acquisizione di una certa dimestichezza con i passi tradizionali: questo tipo di allenamento permette un più armonico sviluppo della masse muscolari interessate nella pratica dei passi di pattinaggio.

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