La solita grande certezza, Federico Pellegrino, e l’exploit dei giovani, tornati a casa con ben quattro medaglie dai Mondiali junior di Oberwiesenthal. Sono questi i due pilastri sui quali si è fondata la stagione azzurra dello sci di fondo, nella quale esperienza e consapevolezza si sono mescolati con entusiasmo e voglia di stupire. Un mix speciale, che dà sicurezza al presente ma anche tanta speranza per il futuro. Quando si parla di sicurezza nello sci di fondo non può che venire in mente Federico Pellegrino, l’asso della manica che tutti gli allenatori vorrebbero avere con loro: risoluto e costante, il poliziotto di Nus si è confermato come uno dei pochi capaci di dar fastidio alla forte e imbattibile armata norvegese, identificata nel nome di Johannes Klaebo, anche quest’anno confermatosi un carrarmato nelle sprint. Nonostante le difficoltà di una stagione conclusasi anticipatamente a causa delle note vicende, il 29enne delle Fiamme Oro ha lottato fino all’ultimo per rientrare nuovamente tra i migliori tre nella classifica di specialità, anche grazie ai tre secondi posti centrati nelle sprint di Planica, Lenzerheide ed Are. In poche parole Pellegrino è stato il migliore degli umani. Scontato direbbe qualcuno per un fondista capace di mettersi al collo sei medaglie tra Olimpiadi e Mondiali. Ma non è così.

Riconfermarsi ai massimi livelli è sempre complicato, e lo sa bene Francesco De Fabiani, nel 2019 medaglia di bronzo nella sprint a squadre ai Mondiali svoltisi in Austria e nella top 10 della Cdm. Il 27enne nato ad Aosta, anche per colpa di qualche problema fisico, ha faticato ad imporsi nuovamente ma ha chiuso la stagione in crescendo come dimostrano i piazzamenti centrati a Trondehim, in Norvegia, dove è terminato ottavo nella sprint e nono nella prova d’inseguimento di 30 km. Il tutto senza dimenticare il podio sfiorato nella staffetta mista di Lahti in compagnia del corregionale Pellegrino, oltre a Stefano Gardener e Stefan Zelger.

Venendo ai giovani evocati in apertura, un grande spazio lo merita Anna Comarella, la migliore azzurra in campo femminile. La 23enne delle Fiamme Oro ha disputato un brillante Tour de Ski, chiuso nella top 20, e si è difesa bene nel pesante Ski Tour 2020 disputato tra Svezia e Norvegia, dove per poco non è rientrata tra le migliori quindici nella distance a tecnica libera. Meglio di lei nelle tappa nel Nord Europa sono riuscite a fare solo Greta Laurent, settima nella sprint di Are, ed Elisa Brocard, 13esima nella Mass Start Storlien-Meraker. La più esperta Lucia Scardoni invece, ha pensato bene di mettersi in evidenza nella gara di casa, in Val di Fiemme, dove è giunta quinta.

La grande ribalta per Comarella è però arrivata ai Mondiali giovanili andati in scena a Oberwiesenthal, dove la classe ’97 si è messa al collo un prestigioso bronzo nella staffetta mista Under 23 al pari dei compagni Simone Daprà, Martin Coradazzi e Francesca Franchi. Ma non è finita qui: nella rassegna iridata teutonica, il trascinatore della squadra italiana junior è stato Davide Graz, a podio per ben due volte, sia in una prova individuale che in quella di team. Il 20enne di Cima, bravo nel mettersi in evidenza quest’anno nell’Alpen Cup jr con ben quattro successi, ha conquistato il bronzo nella distance in tecnica classica ed il bronzo in una gara a squadre disputata con Michele Gasperi, Giovanni Ticcò e Francesco Manzoni. Il bellissimo quadretto è completato dall’argento di Mattia Armellini nella sprint Under 23, una grandissima impresa per il valtellinese, il quale punta adesso a ripetersi in palcoscenici ancora più importanti.

Fonte:   FISI

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